SABATO 03 APRILE 2010 - "VIVERE E CELEBRARE IL MISTERO PASQUALE"

di Alfredo Di Stefano

Il mistero pasquale è il dato originario della nostra fede e il centro polarizzatore di tutte le celebrazioni liturgiche della Chiesa.Sia teologicamente che storicamente l’intero anno liturgico si è sviluppato dalla azione salvifica pasquale di Cristo e dalla sua celebrazione. Da questa centralità della Pasqua, vengono precise conseguenze per la fede, per la spiritualità, per la liturgia e per la pastorale. Riportare la Pasqua al cuore della vita della Chiesa, deve divenire il programma di ogni comunità parrocchiale e di ogni pastore, facendo attenzione, in questi nostri tempi, alle profonde trasformazioni che si verificano negli ambiti della cultura, del costume, del lavoro, della politica e attuando l’impegno di favorire una adeguata proposta e recezione dei valori che vengono dal Mistero di Cristo. Prima attenzione è di porre al centro della vita del cristiano e del ministro presbiterale il Mistero pasquale. Questa attenzione si può esprimere attraverso un riferimento permanente alla dimensione battesimale della vita cristiana, approfondendo la consapevolezza di ciò che caratterizza in profondità l’ esperienza della fede: il battesimo, l’essere figli di Dio, discepoli di Cristo, membri vivi della Chiesa. Vivere la Pasqua significa, anche, avvertire rivolto a ciascuno, in prima persona, l’invito che San Paolo rivolge a tutta la comunità: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il momento della salvezza» (2 Cor 6,2b), come esigenza di conversione-rinnovamento, di preghiera personale, di formazione permanente, di silenzio, come impegno di ricercare una attenta capacità di discernimento nel cogliere e nel valutare i “segni dei tempi”. Anche la “carità pastorale” riceverà possibilità di rimotivazione nel tempo della Pasqua, come capacità di “risorgere” ad un servizio ai fratelli che abbia come sorgente perenne l’invio-missione rivolto dal Signore risorto agli Apostoli nelle apparizioni pasquali.


MERCOLEDI' 10 MARZO 2010 - Quaresima: tempo secondo di interazione tra liturgia e pietà popolare

Alfredo Di Stefano

La Chiesa ha conservato nel corso dei secoli un patrimonio liturgico – spirituale e ogni anno ci offre l’occasione di celebrare la Quaresima, come una preparazione gioiosa alla festa della Risurrezione del Signore Nostro Gesù Cristo, contrariamente alla sfumatura di grigiore che questo tempo liturgico ha assunto nell’immaginario collettivo.

Il significato globale di questo tempo dell’anno liturgico è condensato nel primo prefazio di Quaresima: “Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché assidui nella preghiera e nella carità operosa, attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore”.

In questo tempo liturgico occorre favorire in diversi modi l’esperienza della preghiera, da vivere e celebrare sia a livello comunitario che personale.

È un invito a riscoprire quelle caratteristiche proprie di questa liturgia per indicare il cammino che la Chiesa è chiamata a fare durante la quaresima.

Ed è così che le diverse celebrazioni liturgiche in questo tempo di quaresima diventano realmente “fons et culmen” del dinamismo di maturazione cristiana, se aiutano il processo di conversione attraverso la partecipazione al segno sacramentale.

Non sempre il senso misterico della quaresima, con i suoi grandi valori e temi, viene facilmente percepito soprattutto nell’ambito della pietà popolare.

Nonostante il divario che può esserci tra la concezione liturgica e la visione popolare della quaresima, ciò non deve assolutamente impedire una feconda interazione tra Liturgia e pietà popolare.

Alcuni pii esercizi, la “via Crucis”, la “via Matris”, svolti in modo sapiente, si armonizzano bene con le tematiche proprie dell’itinerario quaresimale.

L’indole di questo tempo implica l’uso degli strumenti musicali limitato all’accompagnamento dei canti e questo perché la Chiesa, sposa del Cristo, si prepara a celebrare il Mistero della sua passione, morte e risurrezione.

Tutto questo non è sintomo di silenzio muto, ma orante. Al “Mistero della fede” si prediliga la terza risposta (“tu ci hai redenti…”).

Oltre ai canti penitenziali appropriati, si faccia una scelta saggia per il canto al Vangelo, che è una vera e propria acclamazione di lode al Signore. Per questo tempo è importante che ci sia un canto evocativo dello Spirito e del clima quaresimale e che perciò viene proposto spesso anche in ogni celebrazione (come anticamente l’Attende Domine). Infine,durante i pii esercizi si prediligano anche i canti nati dalla tradizione popolare.

Ecco l’itinerario della quaresima, ecco il valore della sua pedagogia.

Non avrebbe senso pensarla né separatamente dalla festa a cui ci prepara, la Pasqua, né con accenti troppo volontaristici. Le “armi” di cui è necessario munirsi sono la preghiera e la carità, lo spirito con il quale camminare pazientemente è l’obbedienza totale al progetto di vita concepito e amato da sempre nel seno del Padre, l’ambiente nel quale dobbiamo realizzare la nostra purificazione è lo Spirito Santo, il vero autore di ogni conversione. Lo scopo non è quello di ottenere un “super-uomo”, nato da uno slancio prometeico verso il cielo, ma l’ “uomo nuovo, plasmato con i Sacramenti della nuova ed eterna alleanza.


VENERDI' 26 FEBBRAIO 2010 - Quale Pastorale per la Quaresima?

Don Alfredo Di Stefano

Molti sono i modi e quindi i “segni” per celebrare la penitenza e, anche se non tutti hanno lo stesso valore e la stessa efficacia, tutti possono contribuire ad educare il credente alla conversione e a realizzare la riconciliazione con Dio e con i fratelli, nella Chiesa.

La Pastorale quaresimale dovrebbe valorizzarli tutti con saggezza e con varietà in modo che ogni comunità cristiana manifesti sempre più perfettamente e pienamente la vittoria di Cristo risorto sul male e diventi sempre più segno e strumento di riconciliazione, in intima unione con il suo Signore.

Ne ricordiamo alcune:

1. Le celebrazioni penitenziali

Considerate sia come celebrazioni a sé stanti che come parte integrante della riconciliazione individuale, si rivelano utilissime per favorire e alimentare la conversione personale e comunitaria e la purificazione del cuore, anche perché sono un valido aiuto per quella contrizione perfetta che sgorga dalla carità, con la quale i fedeli possono conseguire la grazia di Dio.

La loro utilità, sia per la vita spirituale che per la catechesi e la pastorale della penitenza, emerge con chiarezza dalla struttura e dagli elementi che le compongono e che vanno sempre rispettati, anche nella legittima varietà di forme che sono previste, sulla base sia delle persone che vi partecipano che dei momenti e delle situazioni in cui vengono promosse.

2. Le stazioni quaresimali

Le caratteristiche della liturgia stazionale sono assai significative: la processione, per indicare “il cammino della conversione” a cui la Chiesa è chiamata in Quaresima; la grande assemblea di preghiera, l’unica Eucaristia, l’invocazione di una comunità chiamata a convertirsi e ad esprimerse l’unità nella fede e nella carità.

3. Le preghiere eucaristiche della riconciliazione

I credenti non possono fare a meno di rendere grazie quando si pongono di fronte a questo avvenimento e alla luce della parola di Dio, scoprono o approfondiscono sempre più l’amore misericordioso di Dio che, nonostante il peccato personale e sociale, continuamente offre agli uomini il dono della riconciliazione nello Spirito Santo.

I due “prefazi” delle preghiere di riconciliazione, che hanno appunto lo scopo di esprimere i motivi dell’azione di grazie, lo mettono in risalto in maniera forte e con un linguaggio biblicamente e umanamente assai espressivo.

4. La prima confessione dei fanciulli

Anzitutto l’invito a valorizzare il tempo quaresimale per l’iniziazione penitenziale dei fanciulli, nel quadro del più ampio impegno di una loro maturazione nella fede da realizzare nell’itinerario catechistico di uno o più anni.

La seconda esigenza è quella di prevedere appunto verso la fine della Quaresima, la celebrazione del sacramento della riconciliazione vero e proprio per i fanciulli.

In genere le messe della 1a Comunione, nelle nostre comunità, si svolgono durante il tempo pasquale e anche dopo, nelle domeniche ordinarie che seguono la Pentecoste.

L’esperienza pastorale ci insegna che per diversi motivi, legati anche alla psicologia dei fanciulli, non è opportuna la celebrazione della prima confessione nei giorni immediatamente precedenti la Messa di 1a Comunione. Come pure non ci è consentito tralasciarla del tutto sotto pretesto che i fanciulli non sono ancora capaci di peccato mortale e, dunque, non avrebbero bisogno del sacramento.

Valorizzando ciò, cammineremo preparandoci in modo consapevole alla Pasqua del Signore


MARTEDI' 23 FEBBRAIO 2010 - Quaresima 2010 - Ritornate a me con tutto il cuore” (Giole 2,12) - Vivere la Quaresima itinerario di conversione

Per la Chiesa, la Quaresima è il memoriale di Cristo ed è anche un tempo propizio per partecipare al suo mi­stero di cammino verso la Pasqua.

Qual è il significato di questo tempo liturgico?.

È tempo per vivere la conversione, ma sapendo che questa «metanoia» è sempre un confronto con Cristo, si tratta di lasciarsi convertire e salvare da Cristo.

Per compiere questo cammino di conversione, la Chiesa si impegna in queste tre dimensioni:

Un cammino di fede più consapevole.

L'ispirazione battesimale di questo tempo richiama tutti i cristiani a rivivere con intensità quella dimensione del battesimo che mai deve finire, cioè quella di essere sempre in un «catecumenato », in un ascolto costante della parola di Dio, con il quale il cristiano è sempre im­pegnato in una mai del tutto raggiunta conversione, se questa si misura con la parola di un altro, con la Parola che è l'Altro. Cristo è sempre il « Rivelatore» in questo cammino di fede.

La Quaresima inizia con l'atto in cui la Chiesa ripete la parola evangelica che è pure degli apostoli all'inizio del loro ministero nella Pentecoste: « Convertitevi e cre­dete al Vangelo»(Mc 1,15). Convertirsi, per la Chiesa significa misurarsi con Cristo, Parola del Padre.

 Un ascolto più assiduo della Parola.

Un cammino di fede non può essere fatto senza un riferimento alla Parola che la Chiesa distribuisce con abbondanza in questo tempo santo. Nel deserto Gesù vince con la parola di Dio e addita la parola che esce dalla bocca di Dio come alimento. Nella trasfigura­zione si ode la voce del Padre che rivela la sua Parola: « Ascoltatelo! ».

Come anticamente i catecumeni erano particolarmente istruiti in questo tempo, la Chiesa vuole dare uno spazio più ampio alla parola letta e meditata, con appropriate celebrazioni della Parola.

Una preghiera più intensa.

Il Cristo orante che viene presentato nelle due pri­me domeniche della Quaresima mette la Chiesa davanti ad una esigenza interiore. La preghiera personalizza e storicizza, per così dire, la parola ascoltata. Gesù vive così il suo mistero pasquale. E la Chiesa viene richia­mata ad una più intensa preghiera, a questo « deserto» dove - come nell'esperienza di Gesù - la preghiera può essere lotta (ascesi-purificazione), può essere anche gloria (mistica-illuminazione), ma è sempre comunione con Dio.  

Un itinerario di conversione.

La quaresima diviene, in questo modo, il tempo “forte” per eccellenza della fede, della conversione e del ritorno a Dio.

«Dal rito delle ceneri con cui la quaresima si apre, alle letture, alle formule sacerdotali, che con variata insistenza ne svolgono la tematica costante, è tutta una ricchezza da scoprire e da valorizzare ... Emergono infatti nella liturgia quaresimale continui richiami al senso cristiano del pec­cato, all'umile preghiera con cui si esprime la volontà di conversione. E lutto questo, in un contesto comunita­rio-ecclesiale, che accentua la portata di tutta l'ascesi qua­resimale, e ne accresce non poco l'efficacia» (EP 83).

Il messaggio biblico del ciclo C - diversamente da quello del ciclo A, che è tipicamente battesimale e del ci­clo B, che è cristologico-pasquale - sviluppa in modo or­ganico il tema della penitenza-conversione.

Una tale riflessione è quanto mai opportuna, anzi ne­cessaria, nello sviluppo armonico dell' itinerario di fede. Il tempo di avvento-natale, infatti, ponendoci di fronte al grande evento del Cristo, ha suscitato nell’uomo l' atteg­giamento di fede e di speranza; le domeniche ordinarie ci hanno consentito di approfondire la personalità e l'opera di Gesù, partendo dalle parole-gesti iniziali del suo mini­stero, e di scoprire il nostro fondamentale impegno di di­scepoli, divenuti tali in forza della fede e del battesimo.

La visione delle cose, tuttavia, non sarebbe realistica se trascurasse un fatto capitale: anche se discepolo del Si­gnore, il battezzato rimane sempre esposto all'infedeltà, al peccato e al tradimento. La sua natura umana, per la colpa delle origini, lo rende debole, soggetto al peccato, facile al rifiuto di Dio e della sua parola.

Tutto ciò è certo, ma non è senza rimedio. Dio, Padre buono, ai suoi la possibilità - dopo l’arresto che viene segnato dalla colpa - di riprendere il cammino, di rimet­tersi sulla strada giusta, di ritornare a lui, per poter giun­gere a rinnovare nei sacramenti pasquali, l'impegno di fe­deltà e di servizio.

La tematica penitenziale della quaresima nell' anno C si muove e si sviluppa su due linee convergenti tra loro: le pericopi evangeliche seguono una pista «teologica» che parte dalla fede (I dom.) giunge al battesimo (II dom.) inculca la necessità della conversione postbattesi­male (III dom.), culmina nella riconciliazione sacramen­tale (IV dom.) e sfocia nella vita nuova; i brani biblici dell’ A.T.,  che costituiscono la I lettura, indicano invece una pista       «storico-salvifica » che ripropone avvenimenti fondamentali della vicenda di Israele e vede protagonisti i personaggi-chiave della storia della salvezza, e cioè in or­dine: Abramo, Mosè, Giosuè, Isaia; ed ha sempre come tema di fondo, la conversione.

 

Ecco la Quaresima: la Chiesa invita i suoi figli a intraprendere questo cammino con un gesto e una parola. Il gesto è quello della cenere con cui viene cosparso il capo dei singoli e di tutti i fedeli mentre la parola è: “Convertiti e credi al Vangelo”.

Con questo bagaglio il cristiano si inoltra nel pellegrinaggio quaresimale che porta verso la Pasqua: la coscienza della sua fragilità – la cenere- e l’impegno nell’opera più significativa: la fede e la conversione. Ma come è possibile tenere insieme questi due aspetti senza essere presi dallo spavento? Da una parte la coscienza del proprio nulla e dall’altra il senso sublime della vocazione: essere profondamente evangelizzati, ossia raggiunti da un annuncio che genera gioia e vita.

Un gesto e una parola aprono il cammino della Quaresima.

Ma la cenere prenderà corpo e la parola si farà carne solo per opera dello Spirito Santo a condizione che lo lasciamo agire in noi come lievito nella pasta e vigiliamo con cura perché nessuno ci sottragga l’olio che fa ardere la lampada del nostro cuore.

Si potrebbe partire dal Mercoledì delle Ceneri in cui sarebbe bello dare uno spazio particolare ai bambini. Lasciarli venire per  primi a ricevere le Ceneri, oppure essere loro a condurre per mano gli adulti proprio per evidenziare il carattere di docilità più che di attività nello stesso cammino penitenziale. Un altro aspetto potrebbe essere quello di rendere più “spirituale” lo stesso simbolo della cenere aggiungendovi del profumo per evidenziarne l’aspetto di letizia e di consolazione secondo quanto si legge nel Vangelo del giorno: “ ma tu profumati il capo”. Sia nella predicazione che nella gestualità si potrebbe valorizzare di più il fatto di impegnarsi a fare lo spazio, a farsi inondare come appunto fa il profumo. Nella Chiesa antica era il giorno della presentazione dei Catecumeni alla comunità, come pure dei penitenti. Si potrebbero presentare i nomi di quanti riceveranno il Sacramento della Confermazione o, ancor meglio, presentarli alla comunità facendo scrivere il loro nome su un libro e riconsegnando loro la preghiera del discepolo: il Padre nostro.

 


MERCOLEDI' 13 GENNAIO 2010 - SORA - Foto della Cattedrale S.Maria Assunta scattata poco prima del tramonto. Il 13 Gennaio è per Sora una data tristissima da ricordare, poiché 95 anni fa un devastante terremoto portò via con se 500 persone e rase al suolo il 50% degli edifici cittadini.

 

 

 

 

 


MERCOLEDI' 13 GENNAIO 2010 - SORA - A Roma… aspettando la befana! I ragazzi della ludoteca la Fortezza dei Sogni in una divertente giornata romana.

di Orietta Sarracini

I ragazzi della ludoteca la Fortezza dei Sogni, con il gruppo del doposcuola, il 5 Gennaio sono stati  tra i protagonisti in Piazza Navona dell’attesa della befana. Volontari e bambini del Centro minori San Luca, hanno trascorso una divertente giornata nei luoghi più celebri della città di Roma. In seguito ad una ricerca storico artistica sulla piazza, i bambini sono partiti muniti di ombrelli ed impermeabili, ma anche con tanta voglia di fare i turisti per un giorno. Al centro della piazza hanno visto la monumentale fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, la fontana del Moro di Giacomo della Porta a nord, ed a sud la fontana del Nettuno. Ma la loro attenzione è stata catturata dalle bancarelle di dolci e dei giocattoli. Era la piazza delle meraviglie, per i piccoli, ricca di musiche, giostre, luci colorate. Nella piazza piccoli e grandi hanno ammirato e incoraggiato la bravura degli artisti di strada e dei mimi. Non poteva mancare poi la storica foto con la befana. Hanno ammirato i lavori artigianali esposti e mangiato tanti dolci. Giunta l’ora del ritorno tra risate e i commenti allegri di ciò che avevano appena visto, i baby turisti hanno ripreso la metro, per poi giungere in stazione, nell’attesa di raccontare a casa l’avventura Capitolina.


CAPODANNO 2010 - S.Messa solenne in occasione della Giornata Mondiale della Pace, presieduta dal Vescovo Iannone ed animata dal coro della Cattedrale S.Maria Assunta. - Guarda le immagini>>>