TECA

 

Nell'armadio a vetri (dono del comm. G.Tomassi) sono sistemati arredi sacri del tempio e della chiesa cristiana, divisi per epoche e classi.
A destra, sul ripiano in alto:

  • frammenti di antefisse fittili, cioè la decorazione esterna della trabeazione del tempio. la decorazione a palmette è caratteristica della fase tardo repubblicana del tempio allorché divenne il Capitolium della città, forse in concomitanza con la seconda deduzione coloniale, avvenuta nel 44 a.C.

  • frammento di antefissa fittile (FOTO 1), con rilievo di Potnia Theron, cioè "Signora delle belve", meglio conosciuta come Diana cacciatrice. Essa è riconoscibile dal chitonisco e dalla fiera rampante sul fianco. Simili esempi sono stati rinvenuti frequentemente nel Lazio meridionale, in particolare nella stipe votive di Aquinum e Casinum, databili al IV sec. a.C.

  • frammento di antefissa fittile (FOTO 2) con residue tracce di decorazione cromatica di un azzurro pallido e di rossiccio. La colorazione rende particolarmente raro e pregevole il pezzo e rivela come qualsiasi elemento architettonico e coroplastico dell’arte romana acquisisse risalto e vivacità grazie all’uso del colore.

  • Frammento fittile di antefissa con Potnia Theròn e fiere rampanti ai lati (FOTO 3).

  • Frammento marmoreo di lastra con rilievo di Ercole (FOTO 4), acefalo riconoscibile dalla leonth (= pelle ferina), dalla clava e dall’asta. Il realismo del rilievo, la rappresentazione del dio in movimento, l’annotazione calligrafica e particolareggiata della mano e della muscolatura delle gambe non rimanda certo alla classica e formalista compostezza della scultura arcaica, come invece suggerirebbe la raffigurazione di Ercole, divinità autoctona della pastorizia cara alle genti italiche; la vivacità e l’attitudine al movimento induce ad abbassare la datazione del frammento al II a.C., nel quadro degli infissi dell’arte ellenistica.

Il culto di Ercole è frequentemente attestato da bronzetti di tradizione umbro-sabellica rinvenuti nell’area sorana, da un’epigrafe dedicata ai magistri herculanei, ma - soprattutto - da un santuario a pochi metri in linea d’aria dalla Cattedrale, in loc. Rava Rossa, in cui il dio è associato a Silvano, altra divinità indigete. È importante aggiungere che nel medesimo luogo è stato rinvenuto un frammento in pietra di clava, alto più di un metro, che presuppone l’esistenza di una statua di proporzioni colossali, degna forse solo di una collocazione di tutto rilievo, possibile solo nel nostro poderoso tempio.

  • frammento di vaso a vernice nera. Età repubblicana.

  • frammento di vaso in ceramica invetriata del XVI secolo.

  • frammento marmoreo di pluteo con rilievo di croce greca. Fase romanica della chiesa.

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