ARCHIVIO MANIFESTAZIONI ED EVENTI

24 marzo 2002 

Inaugurazione del nuovo portale in laterale in bronzo

 

 

240302a.jpg (46459 byte)

240302b.jpg (46127 byte) 240302c.jpg (46886 byte) 240302d.jpg (59594 byte)
240302e.jpg (47939 byte) 240302f.jpg (48032 byte) 240302g.jpg (56431 byte) 240302h.jpg (57619 byte)

 

 

QUESTA È LA PORTA DEL CIELO

(di S.E. Mons Luca Brandolini)

 

Finalmente la nostra Chiesa Cattedrale ha un portale bronzeo, di rilevante fattura artistica, degno delle sue antiche e gloriose memorie e di una chiesa - qual'è appunto la Cattedrale -, che è madre e capo di tutte le altre esistenti in Diocesi. In essa, infatti è collocata la "cattedra" del Vescovo, maestro della fede, sommo sacerdote e pastore del gregge affidato alle sue cure; segno cisibile e fondamentale della comunione ecclesiale.

Si compie così un "sogno" a lungo coltivato da molti.

La porta - come si sa - è un elemento importante dell'edificio: accoglie e lascia passare, entrare ed uscire; se chiusa, può esprimere pregiudizio e rifiuto. Leggendo la Bibbia, ci accorgiamo che la porta assume significati più profondi e impegnativi, in ordine al progetto di salvezza che essa ci fa conoscere e che Dio ha sulla storia umana.

Il Dio della Rivelazione, infatti, non è semplicemente l'Essere superiore a cui può arrivare la filosofia, ma il "Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe"; il Dio, soprattutto, "di Gesù Cristo", che si è fatto conoscere agli uomini, attraverso parole e fatti meravigliosi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé, per renderli partecipi della sua vita (cf. Dei Verbum, 2) e formare, con tutti coloro che accolgono la proposta e il dono, una comunità, anzi, una sola famiglia che lo riconosca nella fede e lo faccia conoscere a tutti (cf. Lumen gentium, 9).

L'uomo, tuttavia, ha detto il suo no già "in principio" e purtroppo continua a dirlo, rifiutando l'offerta di comunione e di vita. È il dramma del peccato che attraversa tutta la storia e di cui ciascuno fa esperienza. In questo modo l'uomo si autoesclude dalla familiarità con Dio, pretendendo di fare a meno di lui o di mettersi al suo posto. La Bibbia esprime questa terribile realtà con una immagine semplice quanto significativa. Fin dall'origine la porta del "giardino" (o paradiso) in cui l'uomo è stato collocato, simbolo della felicità che nasce dalla comunione con Dio e con il creato, è stata chiusa da Dio alle sue spalle (cf. Gen. 3,23). Così egli si ritrova inevitabilmente in balia di se stesso, ramingo sulla terra, senza sapere più da dove viene e qual'è il fine e il traguardo del suo pellegrinaggio terreno.

Quando però gli uomini sono aiutati a prendere coscienza del loro allontanamento da Dio e del loro sbandamento -  come spesso avviene nella storia della salvezza -, soprattutto attraverso i "portavoce" che Dio manda, è facile che dal loro cuore fiorisca l'invocazione affinché egli apra "le porte del cielo" e consenta così agli uomini di ritornare "a casa" per sperimentare di nuovo la dolcezza e il calore della comunione con lui (cf, Isaia 33,15 ss; Michea 6,6-8; Zaccaria 8,16 ss.)

Questo desiderio si è pienamente compiuto quando Dio, ricco di misericordia e fedele al suo piano d'amore, ha mandato nel mondo il suo Figlio, affinché tutti avessero nuovamente accesso a lui e fossero reintegrati nella comunione. È in questa prospettiva che Gesù si definisce la "porta" e, nello stesso tempo, il Pastore che guida e introduce, coloro che lo seguono come discepoli, nel Regno del Padre (cf. Giov. 10).

Questo "Regno", che è quanto dire il progetto salvifico da Gesù svelato e reso presente nella storia, è spesso da lui paragaonato ad un banchetto di fraternità e di festa, una "casa" abitata dallo Spirito, nella quale si può accedere con la fede e la conversione, con la veste nuziale della sua grazia.

La comunità dei discepoli di Cristo, di cui la chiesa - edificio, soprattutto se si tratta della Cattedrale -, è segno e immagine, è dunque il luogo e lo spazio concreto di una comunione con Dio e con i fratelli che avrà il suo pieno compimento nel "giardino" del Paradiso, allorché Dio sarà finalmente tutto in tutti.

È alla luce di queste brevi riflessioni che ci è dato di scoprire il significato profondo che ha la porta, specialmente nella Cattedrale.

Essa si apre per accogliere i discepoli di Cristo che vivono in un determinato territorio e vogliono manifestare visibilmente e celebrare il "mistero" della comunione con Dio e tra loro per essere e costruire la Chiesa viva, che essi formano in ragione della fede e del Battesimo che li ha introdotti nella famiglia di Dio. Tutto ciò è possibile nella misura in cui essi varcano la soglia non per convenienza o curiosità, ma per accogliere la Parola di Dio che suscita e nutre la fede; per celebrare i sacramenti, primo per tutti l'Eucarestia domenicale, per crescere nell'unione con Cristo Signore e per loro; per accogliere e vivere insieme nella Carità tutti i fratelli, specialmente se poveri materialmente e nello spirito, per diventare un cuore solo e un'anima sola.

Parola, Eucarestia e Carità sono infatti - come afferma il Concilio - le "energie della comunione" (Gaudium et spes, 3).

Ma non è ancora tutto, perché la porta è aperta non solo per "entrare", ma anche per..."uscire". Ciò vuol dire che la comunione celebrata e vissuta nella chiesa Cattedrale, deve irradiarsi verso "coloro che sono fuori"; deve diventare cioè testimonianza, annuncio, missione, affinché si realizzi il progetto di Gesù che tutti si radunino in un unico ovile, e siamo guidati da un unico Pastore.

Un'ultima riflessione mi sembra importante quando si tratta di varcare la soglia di una chiesa com'è la nostra Cattedrale dedicata a S.Maria, Madre di Cristo e della Chiesa. Lei, che ha vissuto in pienezza la comunione è, per certi aspetti la "sentinella" che veglia sulla porta e la custodisce.

Ci accoglie come madre di famiglia, ci prende per mano e ci conduce al suo Figlio. Con la sua tenerezza materna ci introduce nella comunione con il Padre e i fratelli; ci mostra Gesù e ci ripete, come ai servi del banchetto nuziale di Cana: "Fate quello che Egli vi dirà" (Giov. 2,5).

Mi auguro che sia davvero così per ciascuno e per tutta la nostra Chiesa.